Sembra del tutto ufficiale ora: nel 2017, speriamo per Modena, vedrà al luce anche la traduzione italiana di Interface Zero 2.0, il gioco di Gun Metal Games, nella sua incarnazione per Savage Worlds. Il prossimo, dunque, si prospetta un anno Full Metal Cyberpunk per GG Studio, che sarà alle prese con un vero colosso dei giochi di ruolo, uno di quelli che ha gettato le basi di un genere intero, il cyberpunk per l’appunto. E se da un lato qui siamo già in fibrillazione per l’uscita e speriamo di averla tra le mani il prima possibile, dall’altro ammettiamo che si tratta di un lavorone. Un’edizione di 400 pagine densissime di materiale, meccaniche peculiari, quintali di vantaggi e vantaggi, archetipi, armi, equipaggiamento; per non parlare della parte di ambientazione, della enorme geografia disponibile e del fatto che l’edizione originale prevede (in quanto full-metal, non dimentichiamolo) mech, golemmech, e pure un po’di psionica, giusto per non farci mancare nulla.

L’edizione in lingua inglese è disponibile all’acquisto su DrivethruRPG, quindi ampiamente a portata di mano per chi se la fosse persa negli anni passati e non volesse aspettare; tuttavia questa volta ci sentiamo in dovere di suggerirvi di non sottovalutare la possibilità di leggervi il gioco in italiano.

[stextbox id=”info” caption=”Dove trovarlo” float=”true” align=”right”]Acquista la versione inglese di Interface Zero 2.0 per Savage Worlds su Drivethru RPGinterface-zero-drivethrurpg Disponibile anche i manuali singoli per GM e Player.[/stextbox]

Interface Zero 2.0 è un gioco già più che affermato, con già una prima edizione alle spalle e letteralmente una caterva di versioni all’attivo per sistemi diversi: d20 Modern, True20, Savage Worlds, Fate, Pathfinder e pure un crossover per Achtung Cthulhu. In giro si trova già tutto il materiale di cui si ha bisogno per farsi un’idea e giocare subito, seppur in un’altra lingua.

Eppure secondo noi dovreste proprio prederlo fisicamente tra le mani e godervelo al 100% in italiano perchè Interface Zero 2.0 non è il solito cyberpunk. Soprattutto non è il solito adattamento per il sistema “tale” di un’ambientazione cyberpunk. In questo caso si tratta di un gioco che contiene un’enormità di sottotemi e di implicazioni sociologiche davvero interessanti, molto più di quel che potreste immaginare.

 

Interface Zero 2.0 • La storia, ovvero, di quale mondo cyberpunk stiamo parlando?

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Tanto per cominciare il disclaimer iniziale del manuale ci porta subito con i piedi ben saldi a terra dandoci ad intendere che troveremo il meglio del politicamente scorretto in questo manuale. Siamo nel cyberpunk, quello puro, che in nessun caso ci aspettiamo che sia un mondo popolato di pony rosa di marzapane in cui tutti si vogliono bene.

Considerato ciò, si comincia!

Anno 2090. In un futuro non particolarmente distante da noi il mondo è stato pervaso da una serie di disastri. Riscaldamento globale, calamità naturali, guerre nucleari, hanno causato il collasso delle attuali potenze mondiali a favore di altre. L’assetto del mondo, così come lo conosciamo oggi, è un lontano ricordo.

Allo stesso tempo la scienza ha fatto enormi passi in avanti, si è arrivati al completo hacking del genoma umano ed è stato possibile creare umani 2.0 con tutti i pro e i contro del caso che si possono immaginare. Sono stati creati cyborg, bioborg, mech, ibridi e quan’t altro. Esistono anche i Simulacra: esseri umani, se così si possono definire, creati e tenuti in bozzoli per essere usati come ricambi.

L’essere umano ha raggiunto un livello di interconnessione globale mai visto. Il mondo è controllato dai droni e tutto, compreso l’intero sistema di pagamento mondiale, ruota attorno agli innesti celebrali che collegano le persone ad una rete dati globale. Per capirci, le persone adesso si identificano fra di loro tramite Hypertags.

Ma come siamo arrivati alla totale destabilizzazion? Quello che prima del ’90 è successo al mondo viene definito con una metafora perfetta per il caso: come un enorme castello di carte che, nel momento in cui si toglie una carta, inizia a cadere in slow motion.

Il mondo si ribella al suo progetto, al suo stesso progresso. Ci sono il Racial Purity Act, viene detto no agli ibridi, ai Simulacra, agli Psichici. Il governo ha il totale controllo sui cervelli del globo, grazie gli innesti celebrali può scovare in qualunque momento chi abbia una modifica attiva in corpo ed agire di conseguenza. Nascono organismi di polizia e soppressione che uccidono, imprigionano e fanno piazza pulita dei sovversivi. Qui si parla di prigioni VR ma anche di campi di reclusione, le care vecchie abitudini tradizionali sono dure a morire!

Il mondo non regge, la gente non regge. Un attentato terroristico è il minimo che ci si possa aspettare in questo contesto. Chi o cosa ne è responsabile? Chi lo sa!

Ma il mondo del futuro non può accontentarsi dei cari vecchi attentati. Nel 2089 un solar flare bombarda la terra mandando in crisi il sistema che tiene in piedi la realtà, o meglio, la Hyper Reality in cui vivono tutti gli esseri umani dotati di innesto celebrale. Per un lasso di tempo che sembra interminabile tutti vengono esposti alla Hyper Reality senza filtri, un vero macello in realtà aumentata fatto di spam e dati insabbiati. Si contano milioni di morti persi nella follia e milioni in soldi andati in fumo.

Come se non bastasse l’intero sistema economico mondiale viene scosso da un virus, o meglio anche qui, da una intelligenza artificiale di nome Charon che di punto in bianco fa sparire miliardi e fa upload di se stessa nel cloud. Diamo il benvenuto a Charon, la nuova mega potenza artificiale con velleità da essere divino!

Seguono nuovi colpi di stato e il totale rovesciamento di ulteriori equilibri. Le strade non sono più sicure, la realtà come la vedi coi tuoi occhi non è più sicura, la sicurezza stessa, identificata nel sistema guidiziario, è ridotta un colabrodo. Come dicevamo, il mondo non è più lo stesso e mai più lo sarà.

 

Interface Zero 2.0 • Il gioco, ovvero, perchè questo sarebbe un progetto da seguire?

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Ok, fin qui tutto molto cyberpunk, bella storia eccetera eccetera, ma perchè sarebbe un titolo da seguire? Che cosa fa di Interface Zero 2.0 il riferimento di un intero genere?

Per rendere l’idea dobbiamo parlare del flavour del gioco, di che atmosfera si respira e di cosa ci sta raccontando tra le righe.

[Inizio tediosa digressione]

Durante l’università mi trovai a dover dare uno dei più famigerati esami di tutto il corso: Letteratura Latina. Comprai il libro di testo indicato dal docente, lo portai a casa con me e iniziai a sfogliarlo per comprenderne la struttura e suddividere lo studio. Presto mi accorsi che non era scritto come gli altri libri che mi erano capitati fino ad allora. Ogni “fatto” inerente ad un autore di quelli selezionati non era meramente indicato e dato per buono. Non si trovavano vite d’autore esposte come “TizioCaio nacque nell’anno Y, scrisse la sua opera nell’anno X, morì nell’anno Z”. Piuttosto ogni fatto era narrato attraverso la ricostruzione che se ne poteva fare dagli scritti ritrovati qui e là. Le biografie degli autori erano sempre esposte come: “Lo storico AmicoDiTizio scrive nella sua opera che TizioCaio era nato nell’anno Y, AltroAmicoDiTizio ci racconta in uno scritto ritrovato fra le sue carte che TizioCaio compose la sua opera probabilmente nell’anno X e ci indica che il pubblico la accolse con fervore. TizioCaio fa la sua uscita di scena in un documento che ci indica una possibile data di morte come Z”. Capite la mia meraviglia? Per una volta i fatti non mi venivano presentati nella solita veste “prendi per buono tutto quello che diciamo” ma mi venivano raccontati attraverso gli occhi di qualcuno che li aveva in qualche modo vissuti e testimoniati. Tutto si tingeva di una sfumatura del tutto diversa, sì, persino la letteratura latina, e nessun’esame mi piacque più di quello.

[fine tediosa digressione]

Questo breve racconto di vita vissuta è stato la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho iniziato a leggere il manuale di Interface Zero. Leggere fatti e antefatti attraverso la lente di ipotetici protagonisti mi ha dato una sferzata in più, facendomi apprezzare molto di più la storia di base, che troppo spesso viene narrata didatticamente, data per buona come dicevo poco sopra.

Che Interface Zero sia un gioco in qualche modo diverso è chiaro fin da qui. I fatti che hanno portato il mondo verso il 2090 vengono raccontati attraverso sentiti dire, teorie, idee e interpretazioni di personaggi che stanno dialogando tra di loro, chattando, usando i loro hypertags. In qualche modo è come se il regolamento di gioco iniziasse a scaturire non da dati di fatto, provati e sottoscritti, ma da dati sociali disponibili in rete.

E questo è un punto fondamentale per comprendere la sottotrama del gioco.

Il mondo di gioco, abbiamo già visto come sia un mondo letale, caotico e distopico, dove si muore per la follia che scaturisce dalla realtà aumentata e dove la connessione globale comanda tutto, anche il modo in cui apri la porta di casa. Il mondo di gioco qui è soprattutto il mondo della paranoia, della teoria che spesso sfocia nella cospirazione e questo aspetto si sente talmente tanto che, grazie al sistema di narrazione dei fatti, anche il lettore alla fine percepisce un curioso stato di confusione. Tutti i fatti sono passati attraverso una lente distorta, ognuno ha la sua personale teoria su come siano andate le cose, nessuno sa quale sia effettivamente la verità.

In questo mondo la sociologia è tutto. Ci sono i cospirazionisti che credono che il governo mini le sue stesse fondamenta fingendo attacchi terroristici, ci sono i mistici che vedono nelle tragedie un faro verso l’illuminazione, verso la purificazione karmica del mondo. Qualcosa suona familiare? Quando inizierete a leggere e a collegare i pezzi, ad un certo punto verranno i brividi anche a voi!

La totale connessione globale ha reso l’uomo tutt’uno coi nuovi social, con la massa; gli ha messo a disposizione tutto il sapere possibile tutto insieme. Peccato che avere accesso a tutte le teorie, idee, opinioni, fatti con e senza prove, tutto contemporaneamente riesca a gettare chiunque in un delirio celebrale che porta la vera conoscenza a quota zero. Perchè l’uomo si sente onnipotente per il solo fatto di accedere a ogni informazione, peccato che nessuno abbia la benchè minima possibilità di garantire la validità di queste informazioni.

Il solar flare come deus ex machina, il velo che ad un tratto cade e, per un attimo, mostra a tutti la realtà senza filtri è una cosa potente. E’ la prova che il velo esiste e che nessuno è esente da menzogne. Nessuno possiede la verità.

Nemmeno tu che leggi. Probabilmente.

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L’edizione inglese di Interface Zero 2.0 è attualmente in vendita sia in formato completo (malloppone da quasi 400 pagine come dicevamo), sia in versione doppio manuale (Game Master e Player) per chi non volesse sciropparsi proprio tutto contemporaneamente. Al momento non abbiamo idea di quale strategia vorrà adottare GGStudio e di quali versioni saranno rese disponibili. Ammettiamo che l’edizione completa è una vera figata e il gioco merita di essere meditato e compreso nella sua interezza, tuttavia, qualunque sarà la scelta finale, speriamo soltanto che venga mantenuto il meraviglioso lavoro artistico che accompagna tutta l’edizione. Le illustrazioni sono qualcosa di imperdibile: mani diverse chiamate a rendere la graffiante, a tratti sporca, decadenza del cyberpunk per un volume che si riempie così di figure di luci al neon e ombre di un mondo in rovina.

 

Concludendo.

Il mondo passato attraverso le lenti del cyberpunk è il mondo anti-eroico per eccellenza; qui è il manuale stesso a chiarire che non esiste alcuna speranza per l’umanità. Nel 2090 il mondo è un posto dove l’uomo non è mai stato così connesso, così social. Nel 2090 l’uomo può fare proprio tutto con la sua mente, compreso morire di paranoia. Nel 2090 la verità è che l’uomo non è mai stato così solo.

Non diventare leggenda, le leggende muoiono.

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About the author

Michela Bonelli

Amo la natura, il mio orto, i miei gatti e la vita frugale. Ma soprattutto i fiumi di inchiostro, la birra e il suono dei dadi che rotolano.

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