Ed è così che, in mezzo a decine di nuove uscite attesissime a Lucca Comics & Games 2015, arriva Savage Worlds e, a mani basse, se ne esce con un “revival” destinato ad attirare l’attenzione di una notevole fetta di pubblico in più: Kata Kumbas – edizione selvaggia, ovvero l’edizione per Savage Worlds di quel gioco amatissimo che fu proprio Kata Kumbas.

Umberto Pignatelli ha trasformato un mostro sacro del Fantasy Mediterraneo in un setting per SW con quella spolverata di novità che di solito riesce ad attirare sia i fan delle vecchie scuole, forse anche un po’nostalgici, sia i giocatori più nuovi, che non erano lì a crescere con giochi come questo ma che si meritano di poterne godere comunque.

Ma prima di buttarci a gongolare per la nuova uscita, soprattutto per chi non ha mai sentito parlare dell’originale, è bene fare un po’di storia. Spendiamo due parole, due (ma ce ne vorrebbero parecchie a dire il vero) per capire un momento l’importanza di questa uscita.

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che cos’è Kata Kumbas.

Kata Kumbas nasce negli anni 80 come gioco di ruolo fantasy-umoristico da un’idea di Agostino Carocci e Massimo Senzacqua ed è a tutti gli effetti il primo gioco di ruolo italiano con un regolamento, e soprattutto un’ambientazione, originali, non clonati da DnD o da altri giochi famosi in quegli anni.

Che cos’ha di così particolare Kata Kumbas per cui il suo ritorno possa destare così tanto lo stupore di tutti?

Primo fra tutti l’ambientazione.

Il gioco è ambientato a Rarte, una realtà alternativa fantasy medievale, ma non come in DnD, dove l’ambientazione è fantasy con richiami medievali, questo è proprio il medioevo, storicamente parlando, con un esoscheletro fantastico, più che fantasy. Un mondo confuso e un po’cialtrone, come lo definisce il creatore. Nel dettaglio il gioco si assesta in quel di Laitia, ridente location al di là della porta d’ingresso che unisce il nostro mondo a quello di Rarte.

Quello che fa davvero la differenza è che dietro il lavoro degli autori c’è una base letteraria mica da ridere! Se pensate ai nomi, si capisce come rarte e laitia siano anagrammi, per Terra e Italia, e così vale per tutto il gioco, che fin dalla costruzione del sistema, oltre che per i nomi, procede come fosse un’opera del fantastico italiano, medievale con echi comico grotteschi (avete presente Ariosto o, più nel moderno, Calvino? Ecco, e finalmente la mia laurea serve a qualcosa! n.d.r.).

Quindi sì, il gioco è sostanzialmente ambientato in Italia, in un’epoca storia che sarà anche fantasyzzata ma è comunque molto precisa, con usi, costumi e tutto il pacchetto.

E poi c’è il sistema di gioco, che anche quello ha un bel po’da dire.

In sè sarebbe anche un normale gioco di ruolo: ci sono delle classi tra cui scegliere, divise in stirpi che fanno un po’da macrocontenitore, e 3 caratteristiche base (forza, abilità, conoscenza, molto classico) per la determinazione delle quali si tirano i dadi. Il bello viene in sede di inizio del gioco e creazione del personaggi, perchè le due cose, qui, coincidono. Niente sessioni tediose in cui tutti si sta col naso tra i manuali chiedendosi se è meglio prendere “creare nove litri d’acqua” oppure “luci danzanti” mentre altri si girano i pollici sperando che il gioco inizi presto. Qui i PG sono i giocatori stessi, meccanica diventata un essenziale elemento di riconoscimento di questo gioco, che nel sonno vengono rapiti dal Magister e portati nella realtà di Rarte. Qui il master, per la prima volta, diventa parte del gioco, deus ex machina che ha un ruolo concreto e parla effettivamente con i personaggi.

Il Magister trasforma ogni giocatore in un personaggio definito e appartenente al nuovo mondo, egli ha una sua identità, un suo passato e degli oggetti appartenenti al suo nuovo io. Perde anche la sua vecchia memoria. A questo punto inizia l’avventura; si viene immersi nel mondo e istruiti con nozioni sugli usi e costumi del tempo. A meno che i giocatori non ci stiano, ovviamente, e decidano di fare i sovversivi. In questo caso essi diventano erranti se ne vanno a spasso per il mondo come personaggi dei giorni nostri proiettati in un’altra realtà.

Un gioco nuovo quindi, un sistema italiano e che fa anche del panorama italiano lo spunto per una intera ambientazione. E l’italia, lo dobbiamo dire, funziona alla grande, col suo medioevo fatto di affascinanti borghi, intrighi, misteri e fiorenti arti e mestieri, col suo sistema sociale complicato, stratificato ma estremamente vitale. Un impianto su cui montare l’effetto fantastico di paladini, folletti e ninfe e che ha il merito del suo tempo di aver anche insegnato qualcosa di più sulla storia, l’arte e la letteratura ai giocatori.

Ma veniamo a giorni nostri.

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Kata Kumbas – edizione selvagga

Il Team di Savage World non è nuovo alle ambientazioni nostrane, lo sappiamo: abbiamo avuto Ultima Forsan, ambientazione Europea, e la sua edizione super speciale per Lucca 2014 con una campagna ambientata a Lucca. Questa volta però dobbiamo capire (ma soprattutto vogliamo che i lettori capiscano l’importanza del progetto) che si sta parlando non di un’ambientazione semplicemente vicina a noi, ma quella propria del gioco Kata Kumbas in particolare, adattata e rivista per Savage World (che comunque resta un gioco che le sue belle novità, all’uscita, le ha decisamente portate).

Innanzitutto, nonostante si tratti di un setting per Savage World verrà conservata l’anima onirica dell’originale. Per cui più che di gioco di ruolo possiamo parlare di gioco di proiezione del proprio io di giocatore all’interno di un mondo diverso.

Altra cosa che ci fa piacere vedere è la permanenza delle eredità e, anzi, vediamo che il tem di SW sta spingendo per enfatizzare questo elemento di gioco. Le eredità sono gli oggetti che i giocatori possono portare con sè nella propria nuova vita a Rarte. Tali oggeti sono generati casualmente e definiti da una tabella che ne raccoglie moltissimi ma non tutti veramente utili. Non è insolito infatti ritrovarsi ad avere con sè nel viaggio una spada magica insieme ad un buffo animale, oppure una serva e delle caciotte. Insomma, non si sono lasciati scappare l’elemento veramente divertente del gioco, quello che può trasformare un paladino scintillante in un personaggio dell’Armata Brancaleone.

eredità

E poi non dimentichiamo l’edizione Deluxe, che sarà la vera gara a chi arriva primo dei fan del gioco: una copia in vero cuoio, numerata, con autografo e illustrazioni originali. Sarà anche possibile avere un disegno unico di una eredità. Ho detto unico, quindi sappiate solo che sceglierete voi quale eredità avere ma non ne faranno due uguali!

Concludendo…

Riportare in vita qualcosa che appartiene al passato, e quindi ad un modo di giocare e di vivere il gioco di ruolo completamente diverso, potrebbe essere visto come un azzardo. Visto anche che savage Worlds è un gioco dall’impianto diverso a quello in cui eravamo abituati ai tempi di giochi come Kata Kumbas. Ma l’unico autore ancora in vita dei due originali, Massimo Senzacqua, è stato coinvolto molto profondamente nel rilancio del gioco, e questo ci rassicura che si tratta di un lavoro pensato con coscienza, che saprà rispettare l’originale e il suo gusto assolutamente unico.

« non alzatevi mai dal tavolo da gioco, perché quando lo farete, scoprirete di essere diventati troppo, irrimediabilmente vecchi. »

Forse è la citazione migliore da fare in questo caso. I giocatori che hanno avuto la possibilità di godersi il gioco originale, ai tempi, si saranno sentiti un po’vecchi (diciamo meglio, un po’ vintage o old school) ma, in fondo, questa è la dimostrazione che il gioco non ha tempo, e per il giocatore esiste solo il presente, siamo vecchi solo quando smettiamo di giocare.


 

Se l’idea vi sta convincendo, e volete saperne di più sull’argomento, ricordatevi che il preordine è già aperto su savageworlds.it e che la presentazione ufficiale di Kata Kumbas (e di tutti i nuovi manuali di Savage Worlds) avverrà Domenica 1 Novembre con un incontro dal titolo:

Dal Fantasy Mediterraneo al Lontano Futuro: il Gioco di Ruolo ai Tempi di Savage Worlds.

Noi aspettiamo con ansia di sapere che altro è stato tenuto (dall’originale) e che cosa, eventualmente, è stato mollato. E’ la parte che ci preme di più e non mancheremo di tenervi aggiornati!

Intando, non perdetevi la presentazione!



About the author

Michela Bonelli

Amo la natura, il mio orto, i miei gatti e la vita frugale. Ma soprattutto i fiumi di inchiostro, la birra e il suono dei dadi che rotolano.

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